Ponti Radio e Satelliti di comunicazione
PONTI RADIO ANALOGICI

I ponti radio analogici trasmettono fasci di onde elettromagnetiche con frequenze tipicamente di 2 – 4 – 6 – 7 – 8 – 11 – 13 GHz.

Le potenze in gioco vanno da 1 W a qualche decina di Watt con distanze che vanno da qualche chilometro a qualche decina di chilometri e le antenne usate sono di solito le paraboliche, le horn reflector, le cassegrain le cui forme sono schematizzate alla pagina precedente.

La modulazione più usata è quella di frequenz(FM), che consente una considerevole insensibilità ai disturbi di origine elettromagnetica, e la multiplazione è la FDM

Le capacità tipica è di 960 – 1800 – 2700 canali telefonici.

Nei ponti radio, si usano due frequenze diverse, una per la trasmissione, e una per la ricezione, sempre per evitare il fenomeno dell’autooscillazione, oppure, in alternativa, si usa talora la stessa frequenza e due direzioni ortogonali di polarizzazione.

In questo modo è possibile separare il segnale in trasmissione da quello in ricezione, senza permettere che interferiscano tra loro nonostante si trovino contemporaneamente sulla stessa antenna.

Un ponte radio di tipo analogico, modulato in F.M. può essere di due tipi: a modulazione diretta, o a modulazione indiretta.

Il primo, a modulazione diretta, è più semplice come schema, ma è di fatto meno usato.

Il più diffuso è invece quello a modulazione indiretta, più complesso come struttura, ma tecnicamente migliore.

Lo schema a blocchi del trasmettitore di un ponte radio telefonico modulato in FM del tipo a modulazione indiretta è il seguente:

In questo caso, il più frequente in pratica, si utilizza una doppia conversione in frequenza, di cui la prima alla frequenza intermedia, standard, di 70 MHz, la seconda, invece, alla frequenza della portante a radiofrequenza, che, come detto prima, è dell’ordine dei Gigahertz.

I segnali di ingresso sono costituiti dai numerosi canali telefonici che devono essere trasmessi tutti dallo stesso ponte radio.

La prima operazione è quindi quella della multiplazione secondo la tecnica FDM, che comporta una traslazione in frequenza dei vari canali a mezzo di modulatori bilanciati, per ottenere la cosiddetta banda base, che può contenere fino a 2.700 canali telefonici.

La banda base così ottenuta viene poi sottoposta alla operazione di preenfasi che ha lo scopo, esaltando le alte frequenze nella fase di trasmissione, di mantenere costante il rapporto segnale/disturbo.

Segue una doppia operazione di conversione in frequenza, spesso necessaria quando la frequenza della portante a radiofrequenza è troppo alta, per ottenere buoni risultati nella modulazione in frequenza ed infine segue un amplificatore a radiofrequenza che immette il segnale così ottenuto nell’antenna parabolica trasmittente.

Lo schema a blocchi di un ponte radio ricevente modulato in frequenza è invece il seguente:

In esso si evidenziano l’antenna parabolica ricevente, il filtro di banda, in grado di selezionare esclusivamente la portante a radiofrequenza con la sua banda laterale destra e sinistra all’interno del canale su cui il ponte radio è sintonizzato.

Selezionato il canale radio opportuno, si procede all’operazione di abbassamento di frequenza con il metodo supereterodina alla frequenza intermedia standard di 70 MHz e alla demodulazione F.M. preceduta dall’operazione di deenfasi che consente di restituire le debite proporzioni a tutte le righe spettrali corrispondenti alla parte alta dello spettro della banda base, che in fase di trasmissione, erano state amplificate.

Completano questo schema a blocchi i controlli automatici di ampiezza e di frequenza che conferiscono stabilità a tutto il sistema ricevente.

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